IMU enti non commerciali: verso la chiusura del contenzioso su attività sanitarie e didattiche

Pubblicato il 20 dicembre 2025 alle ore 19:08

Si avvia a conclusione il lungo contrasto tra il Dipartimento delle finanze e la Corte di Cassazione sulle modalità di verifica della non commercialità delle attività sanitarie e didattiche ai fini dell’esenzione IMU. Con un emendamento alla manovra, riformulato dal Governo e depositato in Commissione Bilancio al Senato, le istruzioni ministeriali per la dichiarazione IMU-ENC vengono di fatto elevate a rango di legge.

Per le attività sanitarie, la norma recepisce integralmente i criteri già contenuti nel D.M. n. 200/2012, distinguendo tra strutture accreditate e convenzionate con Stato, Regioni ed enti locali e strutture non accreditate. La scelta di “normare” tali criteri nasce dal fatto che la Cassazione ha più volte ritenuto non vincolanti le indicazioni ministeriali. L’emendamento chiarisce inoltre che la categoria catastale dell’immobile è irrilevante ai fini dell’esenzione.

Più complesso il quadro delle attività didattiche. In questo ambito, la giurisprudenza di legittimità ha costantemente escluso la validità del criterio ministeriale fondato sul confronto tra corrispettivo medio (Cm) e costo medio per studente (Cms), ritenendo invece necessario che l’attività sia svolta gratuitamente o dietro pagamento di una tariffa simbolica. Numerose sentenze della Cassazione, anche recenti, hanno ribadito che il parametro Cm/Cms non è idoneo a qualificare la non commercialità.

L’emendamento supera espressamente tale orientamento giurisprudenziale introducendo una norma di interpretazione autentica: le attività didattiche degli enti non commerciali si considerano svolte con modalità non commerciali quando il corrispettivo medio percepito è inferiore al costo medio per studente pubblicato annualmente dai ministeri competenti. La disposizione è destinata a incidere anche sui giudizi pendenti, fermo restando che non sono previsti rimborsi per le somme IMU già versate, a qualsiasi titolo.

L’intervento normativo mira così a uniformare il quadro applicativo, riducendo l’incertezza e il contenzioso, ma segna anche un deciso cambio di rotta rispetto all’orientamento consolidato della Corte di Cassazione.

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