La Conferenza Stato-città ha espresso parere favorevole sul decreto che riapprova il prospetto IMU con le fattispecie in base alle quali i Comuni potranno diversificare le aliquote dal 2026. La riapprovazione si rende necessaria per recepire le criticità emerse nel primo anno di applicazione obbligatoria del nuovo sistema, aggiornando il prospetto approvato con il DM 6 settembre 2024.
La piattaforma informatica non consente ancora l’inserimento del 2026 (verosimilmente da fine ottobre, dopo la pubblicazione delle aliquote 2025), mentre i Comuni sono già impegnati nella costruzione del bilancio 2026-2028.
Regole operative per il 2026
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I Comuni che non intendono modificare le aliquote 2025 (approvate col prospetto) non devono riapprovarle: in assenza di delibera valgono automaticamente i valori dell’anno precedente.
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Se nel 2025 le aliquote non sono state approvate col nuovo prospetto (nonostante la proroga), e l’inadempimento persiste nel 2026, si applicano le aliquote di base, non quelle illegittimamente deliberate.
Principali modifiche al prospetto
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Terzo settore: confermata la voce “Onlus o ETS”, scelta discutibile perché dal 1° gennaio 2026 le Onlus cessano (abrogazione Dlgs 460/1997).
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Fabbricati inagibili: oltre alle calamità naturali, rientrano altre cause (es. incendio).
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Soggettività passiva: chiarimenti terminologici (da “proprietà” a “possesso”).
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Immobili a disposizione: differenziazione per assenza di arredi/allacci, inutilizzo per crisi aziendale, uso discontinuo o stagionale (per mesi).
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Comodati: distinzione tra comodati già agevolati al 50% e altri, con rilevanza del grado di parentela o anche senza vincoli.
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Energia: possibilità di differenziare le aliquote in base alla potenza degli impianti.
Commento
Il decreto amplia ulteriormente la discrezionalità comunale, offrendo più leve per calibrare il prelievo IMU. Resta però il nodo della scarsa intelligibilità del prospetto per i contribuenti, che rischia di complicare la comprensione delle aliquote applicate e il rapporto con l’ente impositore.
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