Con la legge n. 160/2019 il legislatore ha introdotto il Canone Unico Patrimoniale (CUP), superando il precedente sistema frammentato di imposta sulla pubblicità e canoni di occupazione.
Il CUP è qualificato come entrata patrimoniale e si compone di due componenti autonome:
-
occupazione di suolo pubblico o patrimonio indisponibile;
-
diffusione di messaggi pubblicitari.
Uno dei temi più delicati riguarda la pubblicità effettuata da enti non commerciali (associazioni, fondazioni, comitati, ETS), spesso portatori di messaggi istituzionali o non economici.
🔎 Quando scatta la componente pubblicitaria del CUP
Il presupposto non è il contenuto del messaggio, ma la sua visibilità:
-
il canone si applica a qualsiasi messaggio visibile da luoghi pubblici o aperti al pubblico;
-
rileva anche se il mezzo è installato su beni privati;
-
non conta se il soggetto è profit o non profit, né se il messaggio è commerciale o istituzionale.
👉 Di conseguenza, anche la pubblicità non economica degli enti non profit rientra nella regola generale.
✅ Esenzioni previste dalla legge
Le esenzioni sono tipizzate e di stretta interpretazione.
Per gli enti non profit, l’unica esenzione diretta riguarda:
-
insegne, targhe o mezzi esclusivamente identificativi della sede dell’ente
(art. 1, comma 833, lett. i, L. 160/2019).
Sono escluse dall’esenzione:
-
comunicazioni diffuse sul territorio;
-
messaggi informativi, promozionali o istituzionali con funzione divulgativa.
⚖️ Il ruolo dei Comuni
La legge riconosce ai Comuni una facoltà regolamentare:
-
possono prevedere riduzioni per messaggi non economici legati a eventi politici, culturali o sportivi
(art. 1, comma 832, lett. b).
📌 Queste agevolazioni non sono automatiche: valgono solo se previste dal regolamento comunale.
🔄 Differenze rispetto alla disciplina previgente
Con l’IC sulla pubblicità (D.Lgs. 507/1993) esistevano:
-
esenzioni per la pubblicità di enti pubblici;
-
riduzioni per associazioni e enti senza scopo di lucro.
Tali previsioni non sono state riproposte nel CUP.
La scelta è coerente con la nuova natura patrimoniale del prelievo, che:
-
non guarda più al soggetto;
-
valorizza l’uso dello spazio pubblico e la visibilità del messaggio.
🧭 Conclusione operativa
-
la pubblicità non commerciale è, in linea generale, soggetta al CUP;
-
le esenzioni sono eccezioni e vanno interpretate restrittivamente;
-
il regolamento comunale è lo strumento chiave per modulare il prelievo;
-
in assenza di regole locali, si applica il regime ordinario.
👉 Il CUP non penalizza il non profit, ma richiede scelte regolamentari consapevoli per bilanciare interesse pubblico, visibilità e funzione sociale dei messaggi.
Aggiungi commento
Commenti