Canone Unico Patrimoniale e pubblicità degli enti non profit: cosa cambia davvero

Pubblicato il 8 gennaio 2026 alle ore 07:15

Con la legge n. 160/2019 il legislatore ha introdotto il Canone Unico Patrimoniale (CUP), superando il precedente sistema frammentato di imposta sulla pubblicità e canoni di occupazione.

Il CUP è qualificato come entrata patrimoniale e si compone di due componenti autonome:

  • occupazione di suolo pubblico o patrimonio indisponibile;

  • diffusione di messaggi pubblicitari.

Uno dei temi più delicati riguarda la pubblicità effettuata da enti non commerciali (associazioni, fondazioni, comitati, ETS), spesso portatori di messaggi istituzionali o non economici.


🔎 Quando scatta la componente pubblicitaria del CUP

Il presupposto non è il contenuto del messaggio, ma la sua visibilità:

  • il canone si applica a qualsiasi messaggio visibile da luoghi pubblici o aperti al pubblico;

  • rileva anche se il mezzo è installato su beni privati;

  • non conta se il soggetto è profit o non profit, né se il messaggio è commerciale o istituzionale.

👉 Di conseguenza, anche la pubblicità non economica degli enti non profit rientra nella regola generale.


Esenzioni previste dalla legge

Le esenzioni sono tipizzate e di stretta interpretazione.
Per gli enti non profit, l’unica esenzione diretta riguarda:

  • insegne, targhe o mezzi esclusivamente identificativi della sede dell’ente
    (art. 1, comma 833, lett. i, L. 160/2019).

Sono escluse dall’esenzione:

  • comunicazioni diffuse sul territorio;

  • messaggi informativi, promozionali o istituzionali con funzione divulgativa.


⚖️ Il ruolo dei Comuni

La legge riconosce ai Comuni una facoltà regolamentare:

  • possono prevedere riduzioni per messaggi non economici legati a eventi politici, culturali o sportivi
    (art. 1, comma 832, lett. b).

📌 Queste agevolazioni non sono automatiche: valgono solo se previste dal regolamento comunale.


🔄 Differenze rispetto alla disciplina previgente

Con l’IC sulla pubblicità (D.Lgs. 507/1993) esistevano:

  • esenzioni per la pubblicità di enti pubblici;

  • riduzioni per associazioni e enti senza scopo di lucro.

Tali previsioni non sono state riproposte nel CUP.
La scelta è coerente con la nuova natura patrimoniale del prelievo, che:

  • non guarda più al soggetto;

  • valorizza l’uso dello spazio pubblico e la visibilità del messaggio.


🧭 Conclusione operativa

  • la pubblicità non commerciale è, in linea generale, soggetta al CUP;

  • le esenzioni sono eccezioni e vanno interpretate restrittivamente;

  • il regolamento comunale è lo strumento chiave per modulare il prelievo;

  • in assenza di regole locali, si applica il regime ordinario.

👉 Il CUP non penalizza il non profit, ma richiede scelte regolamentari consapevoli per bilanciare interesse pubblico, visibilità e funzione sociale dei messaggi.

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